All’onorata consorte Elisabetta Corsini

Luoghi per fermarsi a riflettere: il chiostro di San Lorenzo a Firenze.

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Sogni – Vittorio Matteo Corcos 1896

Capita d’imbattersi in luoghi che racchiudono un’atmosfera particolare, al riparo dal frettoloso e impersonale turismo globale.  A Firenze ce ne sono molti e sono quelli che le restituiscono il suo fascino. Può essere un porticato o una loggia, l’angolo di un vicolo o un muro a secco, un tabernacolo, un giardino, un interno di chiesa, quando lo incontri hai la sensazione che il tempo scorra diversamente, rappreso nell’aria, intrappolato nella materia.
Allora non puoi far altro che fermarti e lasciarti conquistare da questa esperienza.
Un giorno, in una delle mie fughe dalla pressante folla di turisti, sono entrato nel chiostro di San Lorenzo sulla sinistra della basilica. Sedendomi sotto il loggiato mi sono messo a leggere le lapidi sparse sul muro. Tra le tante testimonianze di vite trascorse, tra i quali uomini famosi come il fisico matematico Evangelista Torricelli e il naturalista Nicolò Stenone, mi ha commosso e fatto riflettere la storia di una famiglia nobile dell’ ottocento a cui è dedicato un gruppo di iscrizioni.

Raccontano i fatti avvenuti tra marzo e maggio 1835 e riguardano Elisabetta Corsini, il suo consorte Iacopo Casanova e dei loro figli Antonietta e Averano.

Chiostro San Lorenzo Firenze

Non conosciamo con precisione come i fatti si siano svolti, ma nel 1835 all’età di 27 anni , come purtroppo allora accadeva di frequente, Elisabetta muore di parto. Dopo poco è Iacopo a seguirla, da quanto riporta l’iscrizione sembra per l’insostenibile dolore della perdita, e infine uno dei figli.

La quiete di una vita agiata, protesa verso un futuro felice viene così improvvisamente interrotta nella primavera del 1835.
Colpisce il modo colloquiale con il quale sono scritte le iscrizioni, nella prima è Iacopo che si rivolge direttamente alla amata moglie,  nella seconda  una terza persona narra di Iacopo, infine nella terza è la figlia Antonietta che si rivolge al fratello Averano e a noi uomini e donne di questo tempo, frettolosi e distratti.

Non rimane che fermarsi a riflettere di fronte all’ultima lapide che ammonisce così: “o vagheggiatori di terrene felicità meditate su questo avello”,

I promessi sposi - Silvestro Lega 1869

 

Alla Onorata consorte Elisabetta F.
del Principe Tommaso Corsini e della Baronessa Antonia Waldstaetten,
nata il 14 marzo 1808 morta il 12 febbraio 1835.
Il Gen. Com. Iacopo Casanova questa memoria dolentissimo pose:
Tu mi hai precorso per quella via
Nella quale mi credea di precederti
Tu delizia e vanto de’ tuoi
Per ingegno maggior del sesso
Per angelica semplicità di costumi
Per cristiane virtù nota a tutti, solo a te ignota
Tu scorta, tu lume e speranza
Alla crescente famiglia
Del cui felice avvenire in te s’affidava
In mezzo alla domestica pace
Prossimo a rallegrarmi di nuova prole
D’improvviso e senza riparo mi fosti rapita
E raccolsi l’ultimo tuo sospiro
Ed ahi vidi mietute in un colpo due care vite
Or qui teco è sepolta
Di me l’ottima parte
E finché non mi sia dato raggiungerti
Sol nei teneri figli che mi hai lasciati
Spero conforto

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A onoranza e memoria
Del Generale  Cav. Commendatore
Iacopo figlio d’Agapito Casanova
Patrizio pisano
Nato a Peccioli il 10 agosto del 1774
Morto in Firenze il 9 maggio del 1835
Il quale con esima lode di valore e di fedeltà
Percorsi tutti i gradi di milizia
Resse poi con tanto senno le truppe toscane
Che la dolcezza non gli scemò l’ubbidienza
Né la severità l’amore
E temperando con la bontà dell’animo
La gravità militare
Fu insieme illustre esempio
Di civili e cristiane virtù
Finchè nel colmo degli onori
Fra le gioie e le speranze domestiche
Quanto ad uomo è concesso felicissimo
Rapitagli da subita morte la moglie diletta
Precipitò in un abisso di duolo
Sì che presto infermato finì egli pure di vivere
E qui secondo sua brama
Ebbe con l’egregia donna comune tomba
Per gli orfani tenerelli  Antonietta e Averano
Sbigottiti dall’iterato lutto
I tutori testamentari
Posero questo marmo

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Fui Antonietta Casanova

Dolce primizia e per cinque anni
Diletta cura d’ottimi genitori
Che l’un dopo l’altro vidi brev’ora rapirmi
Ond’io egra e smarrita più e più di lì chiamai
Finché apparsami dal cielo la madre
Le volai desiosa appresso
Il 22 maggio 1935 per raggiungermi a entrambi
Tu non dolerti caro Averano
che di nostra casa testè si florida e lieta
Solo costaggiù sei rimaso
A serbar viva l’immagine delle virtù dei nostri
O vagheggiatori di terrene felicità meditate su questo avello