Sdraiato sotto le sculture di Moore

La retrospettiva di Henry Moore al Forte Belvedere nell’estate del 1972 fu la più bella e appassionante mostra del novecento realizzata a Firenze, molti la ritengono la più spettacolare tra tutte quelle dedicate all’artista. Le grandi sculture erano esposte sulle terrazze erbose del forte che dominano la città.

Ho avuto la fortuna di vivere quell’evento forse senza la consapevolezza piena della sua importanza. Nel ‘72 ero molto giovane, ma senza dubbio ha influenzato il mio rapporto con l’arte, di lì a breve sarebbe diventata oggetto di studi e stimolo per i miei tentativi creativi.

L’ingresso della mostra era libero, cosa che oggi è sempre più rara per le logiche di profitto che pervadono ogni aspetto della nostra vita, disporre di spazi pubblici e dell’arte era più facile e normale. Sugli spalti del Forte Belvedere i giovani e i visitatori potevano con liberamente girare attorno alle sculture di Moore, toccarle, sedersi accanto, viverele.

“Le forme archetipe della mitologia di Moore”, scriveva Giulio Carlo Argan, “sono l’osso che il tempo ha pulito, il sasso che la corrente ha trapanato e levigato. La materia ha una sua storia, ed è questa che la plasma, la costituisce in forma”.

Quale palcoscenico migliore poteva far loro da sfondo se non la veduta su Firenze e le colline circostanti; dai vuoti di quelle forme ci si poteva affacciare, come da finestre, sulle chiese, sui palazzi e sui ponti della città rendendo tangibile la sensazione del tempo e della storia. Lo stesso Moore percepiva la sfida tra le sue opere e la città, nella lettera di ringraziamento, pubblicata nel catalogo della mostra, Moore scriveva:

“l’opportunità che mi si offre di tenere una mostra al Forte Belvedere non può non incontrare il mio grato consenso, sia pure con qualche apprensione. Non vi è infatti luogo nel mondo ove esporre sculture all’aperto, in rapporto a un’architettura e a una città, migliore del Forte Belvedere, coi suoi dintorni imponenti e le meravigliose vedute verso Firenze. Tuttavia la sua possente grandezza e l’architettura monumentale ne fanno un rivale temibile per ogni scultura; mi rendo conto pertanto che esporre qui le mie opere rappresenta una formidabile sfida, ma una sfida che bisogna accettare”.

Per me fu un modo inconsueto di vivere l’arte, sono andato là più volte, sdraiato sui prati in compagnia degli amici a discutere e a scherzare. Preferivo i bastioni a Sud, verso la chiesa di San Miniato, più calmi e meditativi rispetto all’affaccio mozzafiato sulla città. Il rapporto con le sculture era diretto, senza i limiti che impone il tempo di una visita. Moore preferiva la collocazione delle sculture all’aperto, diceva:

“le sono necessarie la luce del giorno, il sole. La natura ne è lo sfondo migliore”.

Fu il sole di quell’estate e i violenti temporali di quei giorni che le fecero da coreografia. Solo dopo molti anni le emozioni dell’intima prossimità con la scultura di Moore mi sono tornate in superficie. Oggi mi metto sulle tracce di quei momenti, diventati per me mitici, cerco frammenti di quell’incanto nelle librerie, nelle biblioteche, nel web per strappare al tempo le immagini e le testimonianze che restano, per restituirle a quanto rimane della nostra contemporanea sensibilità.

Alcuni link che presentano immagini della mostra:
56 foto di Renato Grisa
9 foto di Paolo Flores
8 foto di Elisabetta Catalano
7 foto di Adalberto Tiburzi
5 foto di Franco
1 foto kew.org
Video “Frammenti di un incanto”

Link:
The Henry Moore Foundation

3 pensieri su “Sdraiato sotto le sculture di Moore

  1. Bellissimo! Bravo Giancarlo, tira fuori l’anima d’artista che è in te! E qunte belle mostre ci furono in quegli anni, mi ricordo Fritz Wotruba, Dani Caravan, quella mostra eccezionale sui Macchiaioli e anche di recente con Jean-Michel Folon, ce n’è stata anche una dedicata a Hugo Pratt (ah.. Valentina!). Ciao!

  2. grazie per e sopr questo bellissimo ricordo;sarebbe splendido se venisse ripetuta una mostra in cui fosse permesso un contatto così “carnale” e determinante con un’opera d’arte.Purtroppo oggi prevarrebbero i motivi di sicurezza e soprattutto quelli commerciali.A presto ; Sonia

  3. bravissimo!!! molto bello il commento/ricordo e…anche di più! Per me il Forte è sempre stato un posto speciale…da quando poi ha ospitato anche Folon..beh… ammetto un po’ di più! Pensa che ho scritto un pezzetto della tesi seduta sul grande (grandissimo) divano rosso che nell’estate del 2005 ha campeggiato sulla terrazza. Grazie!

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