Quel che non sai. Figlia e madre insieme nella sofferenza psichica

soleLuciana Coèn è infermiera, nella vita ha sperimentato la sofferenza e la malattia non solo per la professione che ha scelto, ma anche su sè stessa. E’ autrice di due libri dove racconta le sue esperienze usando un linguaggio diretto, semplice e intenso.

Nel 2008 ha scritto “mani sul mio corpo, diario di una malata di cancro” una lucida narrazione del cambiamento che la malattia provoca sulla propria prospettiva esistenziale e della poca comprensione e umanità dimostrata da chi, nel sistema sanitario, doveva prendersi cura di lei e della sua salute.
Nel febbraio 2014 è uscito “Quel che non sai, figlia e madre insieme nella sofferenza psichica”, dove il tema centrale riguarda le scelte del fine vita, un dilemma che da anni suscita discussioni e pareri discordi. La sua esperienza però costituisce un caso nel caso, infatti ci racconta dell’impossibilità di dare risposta alle volontà di sua madre nella condizione di malattia mentale; manisucorpoquando la sofferenza si fa insopportabile il diritto a rifiutare le cure viene negato, la figlia cerca di dare sollievo alla madre assistendola nel miglior modo possibile, tenta di farle vivere una vita dignitosa, fino a lottare per far rispettare la sua volontà di porre fine alla vita.
Il titolo “quel che non sai” prende sostanza proprio dalle cose che Luciana non è mai riuscita a dire quando la madre era in vita, il tormento di una figlia che si è trovata impotente di fronte al dolore e impossibilitata a testimoniare i desideri del proprio caro verso chi avrebbe potuto dare risposte ma non ha voluto ascoltare.
Vi consiglio la lettura, ma sarebbe erroneo pensare ad un compendio di bioetica, quello che più colpisce di questo libro e che ci racconta del rapporto dell’autrice con sua madre, desiderato ma rimasto incompiuto, dello struggente desiderio di un abbraccio protettivo e amorevole mai ricevuto.
Luciana Coèn ci regala con generosità e coraggio l’affaccio su una vita, alla ricerca della propria biografia e delle proprie radici tutte al femminile.
quelchenonsaiLa forza narrativa di questo libro, così come nel precedente, sta nel monologo interiore al quale ci è permesso assistere e partecipare.
La foto di copertina ha una grande forza evocativa, coglie un attimo d’intensa intimità familiare, tanto desiderata; nonna madre e figlia insieme illuminate da un raggio di sole in un momento felice del tempo trascorso, sullo sfondo, nell’ombra, il bosco nasconde l’inizio di un percorso incerto che non prefigura il suo punto di arrivo.

Ho scritto questa breve recensione per l’amicizia e la stima che mi lega a Luciana, invito chi vuole mettersi in contatto con lei a connettersi al suo blog personale “parole inattese”.

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