Trekking da Casere al rifugio Brigata Tridentina

Trekking da Casere al rifugio Brigata Tridentina,
Valle Aurina settembre 2012.

Eccoci di nuovo in Valle Aurina  con previsioni meteo di sole pieno che gridano vendetta dopo l’esperienza fallimentare dell’anno scorso con giornaliere spruzzate di pioggia e neve sopra i 2000. La valle, protesa all’estremo settentrione d’Italia, si incunea in Austria e spesso le perturbazioni vi soggiornano volentieri.

La vista sulle montagne dall’appartamento della signora Notburga Kirchler

Da Rio Bianco a Casere 

La parte finale della Valle Aurina

Il programma del primo giorno è impegnativo, non tanto per la difficoltà del percorso, ma per mancanza di allenamento, infatti è la prima escursione dopo una lunga e torrida estate.
Partiamo da Rio Bianco dove soggiorniamo nell’accogliente appartamento gestito dalla signora Notburga Kirchler in località Untereggerhof, che consigliamo caldamente per l’ospitalità e l’ottimo rapporto qualità prezzo. Dopo circa mezz’ora di macchina raggiungiamo Casere (Kasern) m.1595 da qui inizia il sentiero che ci porterà al rifugio Tridentina (Birnlückenhütte) m.2441 superando un dislivello in salita di 846 metri.

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Stoccolma amabile e austera

Stoccolma amabile e austera

Visita estiva alla capitale della Svezia

svedesi al soleStoccolma una città amabile e austera come buona parte delle città del Nord Europa, ma per nulla snob, anzi ci si sente a proprio agio. Lungo i canali il traffico nautico è ordinato ma incessante, è frequente vedere ormeggiare navi da crociera talmente alte da eguagliare le finestre delle case di Sodermalm, quartiere appollaiato su un’isoletta granitica alta qualche decina di metri. Grande movimento di imbarcazioni e, lungo le grandi arterie della città, di persone: Drottninggatan, Hamngatan, Klarabergsgatan, ma attenzione verso le ore 18 tutto finisce come d’incanto, vi troverete improvvisamente soli e vi chiederete se un’epidemia ha sterminato gli indigeni. Per noi mediterranei è difficile abituarsi ai ritmi di vita degli svedesi, che non cambiano al mutare delle condizioni atmosferiche. Per noi luce significa vivere e qui è necessario dosare le forze perché le giornate sono veramente lunghe e vi troverete la sera fiacchi e affamati, con il sole ancora alto all’orizzonte.

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Storia di un’amica nella crisi economica della Grecia

La telefonata con Anna durò solo pochi minuti: “sto male, non riesco a parlare”. Inizia così questa storia di un’amica nella crisi economica della Grecia. Il popolo greco protesta con grandi manifestazioni in piazza Syntagma. Ogni giorno ci sono scontri con la polizia che reprime duramente. Anna teme che tutto questo potrebbe finire nel sangue.

Anna ora vive nella sua casa vicino ad Atene, sento i cani che abbaiano in lontananza, immagino le sculture nel suo studio. Mi descrive il suo giardino con i merli che beccano le ciliegie sull’albero.

Monumento alla guerra di resistenza nazionale Piazza Eritrea Atene

Da anni avevo perso definitivamente notizie di lei, poi l’ho ritrovata casualmente facendo una ricerca su internet. Ora è scultrice, membro della Camera delle Belle arti elleniche, un’istituzione che promuove la creatività e la libertà di espressione degli artisti greci.

Senza grosse aspettative mandai un messaggio alla segreteria spiegando le ragioni che mi spingevano a cercare quel contatto. L’attesa durò poco, ricevetti in inglese una sua risposta, nella quale mi chiedeva di chiamarla al telefono verso sera. Mi avrebbe parlato in italiano, ma ad una condizione, non avrei dovuto ridere dei suoi errori di pronuncia.

Fu emozionante sentire di nuovo la sua voce, un po’ più bassa e malinconica, però il ritmo lento, le pause, la scelta attenta delle parole erano uguali a come le ricordavo. In poche parole raccontò la sua vita. Ritrovare questa amicizia dopo così tanto tempo faceva tornare docilmente il ricordo di quegli anni.

monumento alla Resistenza Nazionale piazza Marte Velouhioti Agios Dimitrios

Conobbi Anna a Firenze all’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana, sezione di ceramica, anno scolastico 1975-76, rimase in Italia pochi mesi. Tra  me e lei nacque subito una reciproca simpatia, ma poi non abbiamo avuto molto tempo per consolidare la nostra amicizia. A quel tempo il laboratorio di ceramica era frequentato da ragazzi di tutto il mondo. Io ero una persona di poche parole, lei molto riservata, a volte misteriosa perché della sua vita privata preferiva non parlare, eppure ci fu subito intesa, si fidava di me e ci faceva piacere discutere insieme. Ascoltavo i suoi racconti, il suo impegno politico, le ferite ancora aperte del regime dei colonnelli terminato da poco, la resistenza insieme agli studenti del politecnico di Atene.
La politica era uno degli argomenti sui quali ci intendevamo, ma ci accomunava soprattutto l’amore per l’arte e per la poesia: il suo Kavafis, il mio Ungaretti, entrambi nati ad Alessandria d’Egitto.

studio di nudo

Eccomi di nuovo a parlare con Anna mi sorprende trovare con lei la stessa sintonia di allora. Per gioco descrivo come ricordo il suo aspetto, i capelli neri legati dietro, il taglio un po’ orientale degli occhi , le vesti lunghe, molto tradizionali. Mi stupisco che si ricordi ancora di dettagli apparentemente futili delle nostre discussioni e del mio carattere.

La situazione greca è preoccupante, la crisi economica deprime la vita sociale, frena le speranze e impoverisce le persone. Che ne sarà dell’arte della poesia se non si ha il lavoro e di che vivere. In queste cirostanze sarà difficile mantenere la promessa che ci siamo fatti di incontrarci di nuovo.

 

Nelle foto: Anna, alcune sue sculture e disegni

Studio di nudo

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Alleluia alla Terra

Nel mio sogno la Terra aveva i giorni contati, entro pochi mesi non sarebbe stata più abitabile e si rendeva necessario un trasferimento di massa su Giove. Aspettavo con la mia famiglia di essere chiamato, rassegnato e ubbidiente alle disposizioni del piano di evacuazione. Cercavo di immaginarmi la stazione asettica che ci avrebbe ospitato per il resto della vita, impossibilitati a muoverci oltre i confini della sfera di cristallo posta a protezione del vuoto cosmico.
Pensavo a Firenze deserta, con i suoi monumenti destinati a diventare rovine e le sue opere d’arte coperte di polvere, alle colline toscane modellate da secoli di lavoro umano lasciate in stato di abbandono. Il mondo negava per sempre le sue bellezze alla nostra voglia di conoscere.
Tutto questo era avvenuto per la cecità dell’uomo e per l’incapacità a pianificare un futuro per l’umanità in accordo con quanto il pianeta poteva offrirci.
Non mi abbandonava il sospetto che solo alcuni popoli erano stati salvati, altri abbandonati perché valutati economicamente non degni di considerazione.
Tutto questo è solo un sogno, tuttavia svegliandomi in questa mattina di Pasqua, vorrei levare un “Alleluia” alle meraviglie che ci offre Madre Terra,  lo faccio mixando in un breve video la sublime musica di Antonio Vivaldi e le immagini della BBC.

Non è un’invocazione al divino sono sempre stato refrattario e scettico verso entità superiori, mi basta seguitare a stupirmi di fronte alle meraviglie del mondo più concrete e seducenti. Il destino è nelle nostre mani, una “resurrezione” dell’umanità è ancora possibile o semplicemente vale solo la pena di crederci.

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Immagini: Trial della BBC “Earth planet”  (parti selezionate) http://www.bbc.co.uk/programmes/b006mywy

Musica: A. Vivaldi Alleluia estratto dal mottetto “In furore iustissimae irae” RV626, per soprano,due violini, viola e basso; Sandrine Piau : soprano, Stefano Montanari : violino, Accadamia Bizantina, direttore: Ottavio Dantone  http://www.youtube.com/watch?v=_-ewPT9KIZ8

Montaggio: Ecodada

 

Creature abissali

Creature abissali

L’idea

Il capitano Nemo

Non ricordo il giorno, ma era il 1992 quando mi capitò sottomano una rivista naturalistica dove si documentava la vita di creature abissali, pesci, crostacei e molluschi che vivono ad una profondità tale da impedire alla luce solare di arrivare. L’articolo, pubblicato forse su “Airone” o “Natura oggi”, era accompagnato da diverse fotografie molto suggestive che colpivano la fantasia. Le forme bizzarre di questi strani animali si stagliavano sul nero assoluto delle profondità marine. Per adattarsi alla grande pressione esercitata dall’acqua l’evoluzione ha modellato queste creature rendendole mostruose e come se non bastasse sono dotate di grottesche luci che servono per vivere nell’oscurità, per catturare prede, spaventare gli avversari o attirare i propri simili.

Per disegnarli  decisi di usare dei pastelli ad olio che ho sempre conservato tra i miei strumenti e che in questo caso erano perfetti per il loro cromatismo molto attraente e lo spessore materico che offrono nella stesura. Come supporto pensai a dei cartoncini neri di quelli che si usano nella scuola media per collage e disegno.

I disegni

Realizzai piuttosto rapidamente cinque disegni di “pesci abissali” . Nella slide show ho aggiunto altri due disegni a tecnica mista dal titolo “incontri”, dove esseri diversi e irragionevolmente presenti nella stessa dimensione si contendono lo spazio vitale. Alcuni di questi pesci mi sono stati ispirati da illustrazioni tratte da testi di zoologia.

La metafora

Mi piace immaginarmi come  un capitano Nemo davanti ad un oblò che si affaccia su un mondo freddo e sconosciuto. La profondità del mare in fondo è come il nostro inconscio, in questi luoghi remoti si possono fare spiacevoli incontri, qui si agitano creature minacciose, appaiono e scompaiono come anime tormentate e fameliche, come se le portassimo nascoste dentro di noi nel profondo della coscienza.
La questione si pone in termini di crudele lotta per la sopravvivenza ed il filmato trovato in rete rende bene l’idea. Balletti e giochi di luce nascondono spesso la morte, quasi a metafora delle tante maschere che ci mettiamo per difenderci dagli attacchi esterni e alle altrettante strategie illusionistiche finalizzate ad annientare il prossimo.

Cinque “pesci abissali” pastelli ad olio su cartoncino nero e due “incontri” con tecniche miste. Brunetti Giancarlo (1992)

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