Quel che non sai. Figlia e madre insieme nella sofferenza psichica

soleLuciana Coèn è infermiera, nella vita ha sperimentato la sofferenza e la malattia non solo per la professione che ha scelto, ma anche su sè stessa. E’ autrice di due libri dove racconta le sue esperienze usando un linguaggio diretto, semplice e intenso.

Nel 2008 ha scritto “mani sul mio corpo, diario di una malata di cancro” una lucida narrazione del cambiamento che la malattia provoca sulla propria prospettiva esistenziale e della poca comprensione e umanità dimostrata da chi, nel sistema sanitario, doveva prendersi cura di lei e della sua salute.
Nel febbraio 2014 è uscito “Quel che non sai, figlia e madre insieme nella sofferenza psichica”, dove il tema centrale riguarda le scelte del fine vita, un dilemma che da anni suscita discussioni e pareri discordi. La sua esperienza però costituisce un caso nel caso, infatti ci racconta dell’impossibilità di dare risposta alle volontà di sua madre nella condizione di malattia mentale; Continua a leggere

All’onorata consorte Elisabetta Corsini

Luoghi per fermarsi a riflettere: il chiostro di San Lorenzo a Firenze.

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Sogni – Vittorio Matteo Corcos 1896

Capita d’imbattersi in luoghi che racchiudono un’atmosfera particolare, al riparo dal frettoloso e impersonale turismo globale.  A Firenze ce ne sono molti e sono quelli che le restituiscono il suo fascino. Può essere un porticato o una loggia, l’angolo di un vicolo o un muro a secco, un tabernacolo, un giardino, un interno di chiesa, quando lo incontri hai la sensazione che il tempo scorra diversamente, rappreso nell’aria, intrappolato nella materia.
Allora non puoi far altro che fermarti e lasciarti conquistare da questa esperienza.
Un giorno, in una delle mie fughe dalla pressante folla di turisti, sono entrato nel chiostro di San Lorenzo sulla sinistra della basilica. Continua a leggere

Michelangelo e il primato dell’intelletto

Una visita alla Cappella Sistina: Michelangelo e il primato dell’intelletto

Decido di partecipare ad una visita guidata alla Cappella Sistina organizzata in una pausa del convegno nazionale dell’associazione infermieristica di cui faccio parte. Il ricordo degli affreschi di Michelangelo era scolorito dal tempo, come di fatto era la grande opera quando la vidi da bambino; Il restauro del 1999 l’ha restituita ai suoi colori, anche se, come sostengono alcuni critici d’arte. Insieme al nero dell’inquinamento e del fumo delle candele sono state cancellate anche le pennellate di nero fumo date a secco da Michelangelo e con esse le sensuali volumetrie delle possenti figure (vedi: Restauro degli affreschi della Cappella Sistina).

Comincio la visita da una selezione dei musei Vaticani, dopo questa piacevole anticamera finalmente arriviamo alla Cappella Sistina, accedendo da una stretta scala attraversata in senso opposto da una corrente d’aria fredda. Continua a leggere

Storia di un’amica nella crisi economica della Grecia

La telefonata con Anna durò solo pochi minuti: “sto male, non riesco a parlare”. Inizia così questa storia di un’amica nella crisi economica della Grecia. Il popolo greco protesta con grandi manifestazioni in piazza Syntagma. Ogni giorno ci sono scontri con la polizia che reprime duramente. Anna teme che tutto questo potrebbe finire nel sangue.

Anna ora vive nella sua casa vicino ad Atene, sento i cani che abbaiano in lontananza, immagino le sculture nel suo studio. Mi descrive il suo giardino con i merli che beccano le ciliegie sull’albero.

Monumento alla guerra di resistenza nazionale Piazza Eritrea Atene

Da anni avevo perso definitivamente notizie di lei, poi l’ho ritrovata casualmente facendo una ricerca su internet. Ora è scultrice, membro della Camera delle Belle arti elleniche, un’istituzione che promuove la creatività e la libertà di espressione degli artisti greci.

Senza grosse aspettative mandai un messaggio alla segreteria spiegando le ragioni che mi spingevano a cercare quel contatto. L’attesa durò poco, ricevetti in inglese una sua risposta, nella quale mi chiedeva di chiamarla al telefono verso sera. Mi avrebbe parlato in italiano, ma ad una condizione, non avrei dovuto ridere dei suoi errori di pronuncia.

Fu emozionante sentire di nuovo la sua voce, un po’ più bassa e malinconica, però il ritmo lento, le pause, la scelta attenta delle parole erano uguali a come le ricordavo. In poche parole raccontò la sua vita. Ritrovare questa amicizia dopo così tanto tempo faceva tornare docilmente il ricordo di quegli anni.

monumento alla Resistenza Nazionale piazza Marte Velouhioti Agios Dimitrios

Conobbi Anna a Firenze all’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana, sezione di ceramica, anno scolastico 1975-76, rimase in Italia pochi mesi. Tra  me e lei nacque subito una reciproca simpatia, ma poi non abbiamo avuto molto tempo per consolidare la nostra amicizia. A quel tempo il laboratorio di ceramica era frequentato da ragazzi di tutto il mondo. Io ero una persona di poche parole, lei molto riservata, a volte misteriosa perché della sua vita privata preferiva non parlare, eppure ci fu subito intesa, si fidava di me e ci faceva piacere discutere insieme. Ascoltavo i suoi racconti, il suo impegno politico, le ferite ancora aperte del regime dei colonnelli terminato da poco, la resistenza insieme agli studenti del politecnico di Atene.
La politica era uno degli argomenti sui quali ci intendevamo, ma ci accomunava soprattutto l’amore per l’arte e per la poesia: il suo Kavafis, il mio Ungaretti, entrambi nati ad Alessandria d’Egitto.

studio di nudo

Eccomi di nuovo a parlare con Anna mi sorprende trovare con lei la stessa sintonia di allora. Per gioco descrivo come ricordo il suo aspetto, i capelli neri legati dietro, il taglio un po’ orientale degli occhi , le vesti lunghe, molto tradizionali. Mi stupisco che si ricordi ancora di dettagli apparentemente futili delle nostre discussioni e del mio carattere.

La situazione greca è preoccupante, la crisi economica deprime la vita sociale, frena le speranze e impoverisce le persone. Che ne sarà dell’arte della poesia se non si ha il lavoro e di che vivere. In queste cirostanze sarà difficile mantenere la promessa che ci siamo fatti di incontrarci di nuovo.

 

Nelle foto: Anna, alcune sue sculture e disegni

Studio di nudo

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Alexander Langer, un portatore di speranze

Più lento, più profondo, più dolce.

Nel deserto della politica italiana è difficile, oggi, trovare uomini dei quali avere fiducia, il sistema della democrazia rappresentativa mostra, evidenti punti di cedimento. Tuttavia tra i politici italiani ci sono state figure appassionate ed eticamente integre che hanno provato a tradurre le proprie idee in azioni concrete.

Mi piace qui ricordare la figura di Alexander Langer, dopo la sua prematura morte, molti si sono dimenticati di lui e purtroppo le giovani generazioni non hanno conosciuto a sufficienza il suo pensiero e i suoi scritti.

Alex negli anni ’80 è stato uno dei promotori del movimento politico dei Verdi in Italia e nel dicembre 1984 aprì a Firenze i lavori della prima assemblea nazionale delle liste verdi.

In quegli anni mi avvicinavo a questo nuovo soggetto politico, mi convinceva la proposta di trasformare l’economia e la società stringendo un patto tra sostenibilità ambientale ed equità sociale. La prospettiva ecologista apriva orizzonti più ampi e stimolanti rispetto alla politica tradizionale ferma alla contrapposizione capitalismo/comunismo. La critica ecologista al neoliberismo è profonda, le risorse del pianeta non sono illimitate è quindi necessario trovare un’alternativa ad una crescita economica fondata solo sul profitto e sulla produzione di merci.

Un’intuizione di Alex Langer fu capire che per realizzare una civiltà ecologicamente sostenibile non servono leggi e controlli, ma occorre rendere desiderabile a tutti il cambiamento. Il motto olimpico ”cintius, altius fortius” (più veloce, più alto, più forte) sintetizza lo spirito della nostra era basata su agonismo e competizione, a questo Alex contrapponeva il contrario “lentius, profundis, suavis” (più lento, più profondo, più dolce), come proposta di un nuovo benessere fondato sull’essere e non sull’avere.

Langer propose il superamento delle vecchie ideologie di destra e sinistra, fu protagonista di un intenso dialogo “di ricerca con la cultura della sinistra, dell’area radicale, dell’impegno cristiano e religioso, come pure di aree non conformiste ed originali che emergono anche tra conservatori e a destra, o da movimenti non compresi nell’arco canonico della politica”.

Sempre presente nel suo pensiero fu il tema, oggi lacerante, della convivenza pluriculturale. Considerava la convivenza non come omologazione, al contrario come riconoscimento e  mantenimento delle singole identità culturali, concepite come un insieme di valori e pratiche di mutua tolleranza, conoscenza e frequentazione.

Nessuno può sapere le ragioni che l’hanno portato al suicidio il 3 luglio 1995, personalmente non credo ad un atto di rinuncia, piuttosto il carico di amore e di altruismo che aveva messo per trovare risposte politiche concrete era diventato per lui insopportabile.

Nel parole che scrisse in ricordo di Petra Kelly, leader dei verdi tedeschi, anch’essa tragicamente scomparsa in quegli anni, qualcuno ha letto le ragioni del suo gesto: “forse è troppo arduo essere individualmente degli “Hoff- nungsträger”, dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere”.

Per saperne di più:

Fondazione Alexander Langer

Biografia

Radio 3: Saltare i muri. Il viaggio di Alex Langer

Bibliografia

Video Alex visto da Messner

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