All’onorata consorte Elisabetta Corsini

Luoghi per fermarsi a riflettere: il chiostro di San Lorenzo a Firenze.

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Sogni – Vittorio Matteo Corcos 1896

Capita d’imbattersi in luoghi che racchiudono un’atmosfera particolare, al riparo dal frettoloso e impersonale turismo globale.  A Firenze ce ne sono molti e sono quelli che le restituiscono il suo fascino. Può essere un porticato o una loggia, l’angolo di un vicolo o un muro a secco, un tabernacolo, un giardino, un interno di chiesa, quando lo incontri hai la sensazione che il tempo scorra diversamente, rappreso nell’aria, intrappolato nella materia.
Allora non puoi far altro che fermarti e lasciarti conquistare da questa esperienza.
Un giorno, in una delle mie fughe dalla pressante folla di turisti, sono entrato nel chiostro di San Lorenzo sulla sinistra della basilica. Continua a leggere

Storia di un’amica nella crisi economica della Grecia

La telefonata con Anna durò solo pochi minuti: “sto male, non riesco a parlare”. Inizia così questa storia di un’amica nella crisi economica della Grecia. Il popolo greco protesta con grandi manifestazioni in piazza Syntagma. Ogni giorno ci sono scontri con la polizia che reprime duramente. Anna teme che tutto questo potrebbe finire nel sangue.

Anna ora vive nella sua casa vicino ad Atene, sento i cani che abbaiano in lontananza, immagino le sculture nel suo studio. Mi descrive il suo giardino con i merli che beccano le ciliegie sull’albero.

Monumento alla guerra di resistenza nazionale Piazza Eritrea Atene

Da anni avevo perso definitivamente notizie di lei, poi l’ho ritrovata casualmente facendo una ricerca su internet. Ora è scultrice, membro della Camera delle Belle arti elleniche, un’istituzione che promuove la creatività e la libertà di espressione degli artisti greci.

Senza grosse aspettative mandai un messaggio alla segreteria spiegando le ragioni che mi spingevano a cercare quel contatto. L’attesa durò poco, ricevetti in inglese una sua risposta, nella quale mi chiedeva di chiamarla al telefono verso sera. Mi avrebbe parlato in italiano, ma ad una condizione, non avrei dovuto ridere dei suoi errori di pronuncia.

Fu emozionante sentire di nuovo la sua voce, un po’ più bassa e malinconica, però il ritmo lento, le pause, la scelta attenta delle parole erano uguali a come le ricordavo. In poche parole raccontò la sua vita. Ritrovare questa amicizia dopo così tanto tempo faceva tornare docilmente il ricordo di quegli anni.

monumento alla Resistenza Nazionale piazza Marte Velouhioti Agios Dimitrios

Conobbi Anna a Firenze all’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana, sezione di ceramica, anno scolastico 1975-76, rimase in Italia pochi mesi. Tra  me e lei nacque subito una reciproca simpatia, ma poi non abbiamo avuto molto tempo per consolidare la nostra amicizia. A quel tempo il laboratorio di ceramica era frequentato da ragazzi di tutto il mondo. Io ero una persona di poche parole, lei molto riservata, a volte misteriosa perché della sua vita privata preferiva non parlare, eppure ci fu subito intesa, si fidava di me e ci faceva piacere discutere insieme. Ascoltavo i suoi racconti, il suo impegno politico, le ferite ancora aperte del regime dei colonnelli terminato da poco, la resistenza insieme agli studenti del politecnico di Atene.
La politica era uno degli argomenti sui quali ci intendevamo, ma ci accomunava soprattutto l’amore per l’arte e per la poesia: il suo Kavafis, il mio Ungaretti, entrambi nati ad Alessandria d’Egitto.

studio di nudo

Eccomi di nuovo a parlare con Anna mi sorprende trovare con lei la stessa sintonia di allora. Per gioco descrivo come ricordo il suo aspetto, i capelli neri legati dietro, il taglio un po’ orientale degli occhi , le vesti lunghe, molto tradizionali. Mi stupisco che si ricordi ancora di dettagli apparentemente futili delle nostre discussioni e del mio carattere.

La situazione greca è preoccupante, la crisi economica deprime la vita sociale, frena le speranze e impoverisce le persone. Che ne sarà dell’arte della poesia se non si ha il lavoro e di che vivere. In queste cirostanze sarà difficile mantenere la promessa che ci siamo fatti di incontrarci di nuovo.

 

Nelle foto: Anna, alcune sue sculture e disegni

Studio di nudo

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Parole

Le parole manifestano la complessità delle relazioni umane e la loro fragilità, spesso le sottovalutiamo e le usiamo come potenti armi offensive. E’ per esprimere questo concetto che ho scritto la poesia “parole” e  solo molto tempo dopo, del tutto casualmente, è diventata un video.
Quello che ha aggiunto valore a questa poesia è proprio il fatto che più persone hanno messo qualcosa di proprio, l’hanno letta, apprezzata, interpretata e infine restituita in una forma inedita e nuova. Tuttavia la persona che ha realizzato il miracolo è Marzia, la voce recitante. Marzia è una bambina di 10 anni, legge la poesia, le piace, decide di registrarla da sola; quell’unica lettura, senza tentativi né prove, è un momento irripetibile, coglie il mistero di Kairos, cioè di un tempo diverso da quello scandito dai secondi, un tempo di mezzo dove possono accadere cose straordinarie. Ungaretti diceva che la poesia è tale quando porta in sé un segreto, forse Marzia ci ha avvicinato a questo segreto.

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La poesia “parole” è stata linkata da “Lettere senza destinatario”

Il testo:

Sono foglie
queste parole.
Cadute, ammucchiate,
trascinate, pestate,
frantumate e dimenticate.

Sono formiche
queste parole
tutte uguali.
Se le lasci andare
vanno ordinate,
organizzate, regolate,
disciplinate.
Se le disturbi
corrono a migliaia
in tutte le direzioni
disordinate, concitate,
confuse e mescolate.

Sono nubi
queste parole.
Si trasformano continuamente,
svaniscono improvvisamente
leggere, inconsistenti
delicate, dolci,
trasparenti,
s’addensano minacciose,
ostili, dure.

Sono trappole
queste parole.
Ti lasciano mutilato,
avvilito, angosciato
incompreso, frainteso,
tradito e offeso.
Le idee impigliano
le convinzioni intrigano
gli entusiasmi frenano.

Nel silenzio
si consumano,
scompaiono.

(6 giugno 2002)

Dopo aver visto il video con la lettura di Marzia ho sentito il bisogno di dedicare una poesia alla sua sensibilità e delicatezza:

A Marzia

Mi hai accompagnato
per mano
dentro le mie stesse parole

Ma non sono più
quelle che conoscevo,
usurate dal tempo
e dall’amarezza.

Nella tua voce
volano verso
il futuro
colme di speranza.

7 maggio 2009

 

Sdraiato sotto le sculture di Moore

La retrospettiva di Henry Moore al Forte Belvedere nell’estate del 1972 fu la più bella e appassionante mostra del novecento realizzata a Firenze, molti la ritengono la più spettacolare tra tutte quelle dedicate all’artista. Le grandi sculture erano esposte sulle terrazze erbose del forte che dominano la città.

Ho avuto la fortuna di vivere quell’evento forse senza la consapevolezza piena della sua importanza. Nel ‘72 ero molto giovane, ma senza dubbio ha influenzato il mio rapporto con l’arte, di lì a breve sarebbe diventata oggetto di studi e stimolo per i miei tentativi creativi.

L’ingresso della mostra era libero, cosa che oggi è sempre più rara per le logiche di profitto che pervadono ogni aspetto della nostra vita, disporre di spazi pubblici e dell’arte era più facile e normale. Sugli spalti del Forte Belvedere i giovani e i visitatori potevano con liberamente girare attorno alle sculture di Moore, toccarle, sedersi accanto, viverele.

“Le forme archetipe della mitologia di Moore”, scriveva Giulio Carlo Argan, “sono l’osso che il tempo ha pulito, il sasso che la corrente ha trapanato e levigato. La materia ha una sua storia, ed è questa che la plasma, la costituisce in forma”.

Quale palcoscenico migliore poteva far loro da sfondo se non la veduta su Firenze e le colline circostanti; dai vuoti di quelle forme ci si poteva affacciare, come da finestre, sulle chiese, sui palazzi e sui ponti della città rendendo tangibile la sensazione del tempo e della storia. Lo stesso Moore percepiva la sfida tra le sue opere e la città, nella lettera di ringraziamento, pubblicata nel catalogo della mostra, Moore scriveva:

“l’opportunità che mi si offre di tenere una mostra al Forte Belvedere non può non incontrare il mio grato consenso, sia pure con qualche apprensione. Non vi è infatti luogo nel mondo ove esporre sculture all’aperto, in rapporto a un’architettura e a una città, migliore del Forte Belvedere, coi suoi dintorni imponenti e le meravigliose vedute verso Firenze. Tuttavia la sua possente grandezza e l’architettura monumentale ne fanno un rivale temibile per ogni scultura; mi rendo conto pertanto che esporre qui le mie opere rappresenta una formidabile sfida, ma una sfida che bisogna accettare”.

Per me fu un modo inconsueto di vivere l’arte, sono andato là più volte, sdraiato sui prati in compagnia degli amici a discutere e a scherzare. Preferivo i bastioni a Sud, verso la chiesa di San Miniato, più calmi e meditativi rispetto all’affaccio mozzafiato sulla città. Il rapporto con le sculture era diretto, senza i limiti che impone il tempo di una visita. Moore preferiva la collocazione delle sculture all’aperto, diceva:

“le sono necessarie la luce del giorno, il sole. La natura ne è lo sfondo migliore”.

Fu il sole di quell’estate e i violenti temporali di quei giorni che le fecero da coreografia. Solo dopo molti anni le emozioni dell’intima prossimità con la scultura di Moore mi sono tornate in superficie. Oggi mi metto sulle tracce di quei momenti, diventati per me mitici, cerco frammenti di quell’incanto nelle librerie, nelle biblioteche, nel web per strappare al tempo le immagini e le testimonianze che restano, per restituirle a quanto rimane della nostra contemporanea sensibilità.

Alcuni link che presentano immagini della mostra:
56 foto di Renato Grisa
9 foto di Paolo Flores
8 foto di Elisabetta Catalano
7 foto di Adalberto Tiburzi
5 foto di Franco
1 foto kew.org
Video “Frammenti di un incanto”

Link:
The Henry Moore Foundation

A bordo di ecodada

A bordo di ecodada con Costantinos Kavafis

Donna e marina – Jose Royo 1941

Donna e marina – Jose Royo 1941

A bordo di ecodada con la poesia di Costantinos Kavafis, versi che mi ha fatto conoscere tanti anni fa Anna, un’amica greca.

L’immagine che evoca mi sembra perfetta per il varo di questo blog, naturalmente io sarò a bordo di questa nave per un viaggio fatto di racconti, ricordi, sensazioni.

Due aspetti della vita che mi appassionano sono l’arte e la natura, su queste pagine racconterò il mio punto di vista, senza seguire coerentemente questi due temi, anche se saranno sicuramente molto presenti
E allora cosa c’è meglio di una matita per abbozzare uno schizzo della realtà in un incantevole meriggio, immersi nella brezza profumata del mare. Cercherò di fermare immagini e pensieri che l’incessante scorrere del tempo scolorisce e tirarli su dalla memoria con la scrittura perché seguitino ad esistere ed emozionare.

Buon viaggio…

A bordo – Costantinos Kavafis

Certo che le somiglia
questo semplice schizzo a matita.

Buttato giù alla brava, sul ponte;
un incantevole meriggio
che ci stava intorno il mar Ionio.

Le somiglia. La ricordo, però, forse più bella.
Di una sensitività così eccessiva
Che il viso le s’illumina tutto.
Pare più bella, ora che l’anima
me la tira su, dal Tempo.

Dal Tempo. Sono cose troppo vecchie –
Lo schizzo la nave il meriggio.

Του Πλοίου – Καβάφης

 

Τον μοιάζει βέβαια η μικρή αυτή,
ε το μολύβι απεικόνισίς του.

Γρήγορα καμωμένη, στο κατάστρωμα του πλοίου
ένα μαγευτικό απόγευμα.
Το Ιόνιον Πέλαγος ολόγυρά μας.

Τον μοιάζει. Όμως τον θυμούμαι σαν πιο έμορφο.
Μέχρι παθήσεως ήταν αισθητικός,
κι αυτό εφώτιζε την έκφρασί του.
Πιο έμορφος με φανερώνεται
τώρα που η ψυχή μου τον ανακαλεί, απ’ τον Καιρό.

Απ’ τον Καιρό. Είν’ όλ’ αυτά τα πράγματα πολύ παληά –
το σκίτσο, και το πλοίο, και το απόγευμα.

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