Disegno scuola della mente

Il disegno è un viaggio dentro noi stessi, lo scopo è cogliere l’essenza della realtà mettendo in comunicazione la mano con la mente. Il traguardo è ambizioso. Per chi ci riesce è arte, per chi, come me, ci prova soltanto, è come un volo di tacchino, tuttavia, per quanto goffo, è sempre un modo per avvicinarsi al cielo.

Voto medio  1 2 3 4 5fDevi effettuare il login per votare
donna 5.JPG
donna 6.JPG
donna 7.JPG
donna 8.JPG
donna 9.JPG
donna 10.JPG
donna1.JPG
donna 2.JPG
donna 3.JPG
donna 4.JPG
donna 5.JPG
donna 6.JPG

Parole

Le parole manifestano la complessità delle relazioni umane e la loro fragilità, spesso le sottovalutiamo e le usiamo come potenti armi offensive. E’ per esprimere questo concetto che ho scritto la poesia “parole” e  solo molto tempo dopo, del tutto casualmente, è diventata un video.
Quello che ha aggiunto valore a questa poesia è proprio il fatto che più persone hanno messo qualcosa di proprio, l’hanno letta, apprezzata, interpretata e infine restituita in una forma inedita e nuova. Tuttavia la persona che ha realizzato il miracolo è Marzia, la voce recitante. Marzia è una bambina di 10 anni, legge la poesia, le piace, decide di registrarla da sola; quell’unica lettura, senza tentativi né prove, è un momento irripetibile, coglie il mistero di Kairos, cioè di un tempo diverso da quello scandito dai secondi, un tempo di mezzo dove possono accadere cose straordinarie. Ungaretti diceva che la poesia è tale quando porta in sé un segreto, forse Marzia ci ha avvicinato a questo segreto.

La poesia “parole” è stata linkata da “Lettere senza destinatario”

Il testo:

Sono foglie
queste parole.
Cadute, ammucchiate,
trascinate, pestate,
frantumate e dimenticate.

Sono formiche
queste parole
tutte uguali.
Se le lasci andare
vanno ordinate,
organizzate, regolate,
disciplinate.
Se le disturbi
corrono a migliaia
in tutte le direzioni
disordinate, concitate,
confuse e mescolate.

Sono nubi
queste parole.
Si trasformano continuamente,
svaniscono improvvisamente
leggere, inconsistenti
delicate, dolci,
trasparenti,
s’addensano minacciose,
ostili, dure.

Sono trappole
queste parole.
Ti lasciano mutilato,
avvilito, angosciato
incompreso, frainteso,
tradito e offeso.
Le idee impigliano
le convinzioni intrigano
gli entusiasmi frenano.

Nel silenzio
si consumano,
scompaiono.

(6 giugno 2002)

Dopo aver visto il video con la lettura di Marzia ho sentito il bisogno di dedicare una poesia alla sua sensibilità e delicatezza:

A Marzia

Mi hai accompagnato
per mano
dentro le mie stesse parole

Ma non sono più
quelle che conoscevo,
usurate dal tempo
e dall’amarezza.

Nella tua voce
volano verso
il futuro
colme di speranza.

7 maggio 2009

 

Islanda impressioni di viaggio

Islanda impressioni di viaggio da fissare nel ricordo. 

Acqua, aria, terra, fuoco, qualcuno si è divertito a mescolarli in questa magica terra.

Tutte le combinazioni sono ammesse, dalle sterminate colate laviche alle evanescenti cascate, dai fanghi in ebollizione alle immense distese di ghiaccio; tutti i contrasti possibili: cieli azzurri contro assopiti vulcani, apocalittiche tempeste di cenere a lambire verdi pascoli strappati all’avido clima artico.

Qui io non mi sento in armonia con la natura, ma ospite fragile e provvisorio, a volte indesiderato e inopportuno, il viaggio inizia quando metti piede su quest’isola, ma prosegue dentro di te nell’improvvisa consapevolezza di essere presente all’origine della terra, sbalzati in un tempo primigenio dove continenti in movimento, tra sismi ed eruzioni, lasciano il segno del loro passaggio nelle rughe rocciose di Thingvellir o  Álfagjá o altrove.

Così, se un giorno ci andrai, sentirai il respiro della terra, il flusso vitale ai primordi della vita, li sentirai proprio sotto i tuoi piedi, bollenti e gelidi, sorprendentemente colorati da mille pigmenti minerali o annientati dal nero antracite dei costoni vulcanici, su di loro la luce rimane imprigionata rendendoli imperscrutabili e minacciosi.

Scopro l’esistenza di uno spazio vitale

che non pensavo possibile, crudelmente ostile durante la notte polare, ma d’estate, sotto un sole refrattario al tramonto, sconfinato e di una bellezza mistica.

Il confine tra idillio e apocalisse è lieve, se vuoi avvicinarti fallo con cautela per mano ad un islandese, ti aspetterà alle porte dell’inferno pronto, se necessario,  ad abbandonare velocemente un paesaggio da catastrofe, saprà guadare per il verso giusto un tumultuoso fiume o aprire un varco nella laguna glaciale di Jokulsarlon per portarti vicino ad una miriade di instabili iceberg in un’oziosa e collettiva attesa prima di prendere il largo e scomparire nell’oceano.

Qui, nell’estrema rarefazione umana posso finalmente abbandonarmi a paesaggi solitari e sublimi, un’altra dimensione del vivere, un tempo non più scandito dalle ore ma dai cicli geologici.

Acqua, aria, terra, fuoco, l’Islanda è dentro di me, la sogno ancora, forse ci tornerò.

(Guarda il video che ho realizzato sul viaggio, http://www.youtube.com/watch?v=v6sJZOnHKHo)

Un link utile: http://www.islandaoggi.com/
Reykjavik Excursions: http://www.re.is/

C’era una volta il Mar d’Aral

Mi ricordo quando esploravo il mondo col solo bagaglio della fantasia, come mezzo di trasporto il mio indice ficcato in mezzo ad una cartina geografica.

Ero un bambino, allora la geografia era ancora materia di studio importante, non come ora che per paradosso, in un epoca di globalizzazione, si toglie dai programmi scolastici.

C’erano luoghi magici che invitavano a sognare nelle seducenti foto dell’Atlante illustrato, come quelle un po’ sbiadite che facevano le prime macchine Ferrania di plastica nera.

L’Islanda, l’Alaska, la Mongolia, la Nuova Zelanda, viaggi continui attraverso le cartine politiche e fisiche, era possibile oltrepassare a piacere confini dai colori pastello, scalare montagne, risalire fiumi, traversare oceani.

Un luogo tra questi, anch’esso affascinante era il lago d’Aral. Cosa ci faceva un mare piantato nel mezzo all’Asia Centrale? Era stato forse dimenticato da una qualche marea preistorica? Per la sua estensione immensa e per la sua acqua salata veniva chiamato mare. In origine era ampio 68.000 Kmq pari all’intera Irlanda.

L’Aral sea è stato vittima di uno dei più gravi disastri ambientali della storia dell’umanità, perpetrato in nome dello sviluppo. I pianificatori sovietici decretarono la sua fine a tavolino, i due fiumi che lo alimentavano, Sry-Darya e Amu-Darya, furono deviati per creare dei campi di cotone. A distanza di qualche decennio la sua superficie si è ridotta del 90%, la linea di costa è arretrata in alcuni punti anche di 150 km lasciando al posto dell’acqua solo sabbia e sale.

Il vento che spira costantemente verso est/sud-est trasporta la sabbia salata e tossica per i pesticidi, facendo diventare l’area inabitabile, le malattie respiratorie e renali hanno ora un’incidenza altissima sulla popolazione locale.

Moynaq è il monumento di questa tragedia, nella città vi sono ancora i segni dell’epoca passata quando fioriva il commercio ittico. Poco fuori una arrugginita flottiglia di pescherecci giace adagiata sulla sabbia.

Questi scenari apocalittici attirano la curiosità dei turisti un mercato che avrà nel suo catalogo un’ampia offerta di viaggi intorno al mondo.

Alexander Langer, un portatore di speranze

Più lento, più profondo, più dolce.

Nel deserto della politica italiana è difficile, oggi, trovare uomini dei quali avere fiducia, il sistema della democrazia rappresentativa mostra, evidenti punti di cedimento. Tuttavia tra i politici italiani ci sono state figure appassionate ed eticamente integre che hanno provato a tradurre le proprie idee in azioni concrete.

Mi piace qui ricordare la figura di Alexander Langer, dopo la sua prematura morte, molti si sono dimenticati di lui e purtroppo le giovani generazioni non hanno conosciuto a sufficienza il suo pensiero e i suoi scritti.

Alex negli anni ’80 è stato uno dei promotori del movimento politico dei Verdi in Italia e nel dicembre 1984 aprì a Firenze i lavori della prima assemblea nazionale delle liste verdi.

In quegli anni mi avvicinavo a questo nuovo soggetto politico, mi convinceva la proposta di trasformare l’economia e la società stringendo un patto tra sostenibilità ambientale ed equità sociale. La prospettiva ecologista apriva orizzonti più ampi e stimolanti rispetto alla politica tradizionale ferma alla contrapposizione capitalismo/comunismo. La critica ecologista al neoliberismo è profonda, le risorse del pianeta non sono illimitate è quindi necessario trovare un’alternativa ad una crescita economica fondata solo sul profitto e sulla produzione di merci.

Un’intuizione di Alex Langer fu capire che per realizzare una civiltà ecologicamente sostenibile non servono leggi e controlli, ma occorre rendere desiderabile a tutti il cambiamento. Il motto olimpico ”cintius, altius fortius” (più veloce, più alto, più forte) sintetizza lo spirito della nostra era basata su agonismo e competizione, a questo Alex contrapponeva il contrario “lentius, profundis, suavis” (più lento, più profondo, più dolce), come proposta di un nuovo benessere fondato sull’essere e non sull’avere.

Langer propose il superamento delle vecchie ideologie di destra e sinistra, fu protagonista di un intenso dialogo “di ricerca con la cultura della sinistra, dell’area radicale, dell’impegno cristiano e religioso, come pure di aree non conformiste ed originali che emergono anche tra conservatori e a destra, o da movimenti non compresi nell’arco canonico della politica”.

Sempre presente nel suo pensiero fu il tema, oggi lacerante, della convivenza pluriculturale. Considerava la convivenza non come omologazione, al contrario come riconoscimento e  mantenimento delle singole identità culturali, concepite come un insieme di valori e pratiche di mutua tolleranza, conoscenza e frequentazione.

Nessuno può sapere le ragioni che l’hanno portato al suicidio il 3 luglio 1995, personalmente non credo ad un atto di rinuncia, piuttosto il carico di amore e di altruismo che aveva messo per trovare risposte politiche concrete era diventato per lui insopportabile.

Nel parole che scrisse in ricordo di Petra Kelly, leader dei verdi tedeschi, anch’essa tragicamente scomparsa in quegli anni, qualcuno ha letto le ragioni del suo gesto: “forse è troppo arduo essere individualmente degli “Hoff- nungsträger”, dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere”.

Per saperne di più:

Fondazione Alexander Langer

Biografia

Radio 3: Saltare i muri. Il viaggio di Alex Langer

Bibliografia

Video Alex visto da Messner