Il giardino delle rose

Un angolo appartato e poco conosciuto, una rarità per Firenze presa d’assedio tutto l’anno dal turismo di massa che come un fiume, nel tempo, consuma anche la più dura delle rocce.

Veduta dal giardino delle rose

Veduta dal giardino delle rose

I gruppi di turisti, trascinati sui soliti percorsi, producono una trasformazione profonda della città che si riflette nei suoi negozi, nei suoi bar, nell’aspetto delle vie e delle piazze.
Il giardino delle rose è riuscito fino ad ora a rimanere un luogo rifugio, frequentato da un turismo più lento e curioso, io ci vado sempre volentieri perché puoi dedicare un pò del tuo tempo al riposo e alla meditazione.

La storia

La ristrutturazione di Poggi

La ristrutturazione di Poggi

Tra i vialetti e le aiuole del giardino si respira un atmosfera ottocentesca, anche se, è bene ricordare, l’800 ha lasciato delle ferite profonde all’antica città.
Nel 1865 con Firenze capitale d’Italia, viene affidato a Giuseppe Poggi il piano di risanamento della città che doveva dare un aspetto per l’epoca più moderno e borghese. A Nord la cinta delle mura trecentesche furono abbattute per far posto ai viali, ispirandosi ai boulevard parigini, e a Sud fu costruito il Viale dei Colli che culminava, nel punto più alto, con il Piazzale Michelangelo.
Era il 1874, nell’ambito di questo progetto nacque, subito sotto il belvedere del piazzale, il giardino delle rose; il merito fu di Attilio Pucci, allora direttore del servizio dei “pubblici giardini e passeggi”, che seppe stringere una collaborazione con il Poggi.

Le attrattive

Il terreno diviso in terrazzamenti, grazie alla posizione ben esposta e ai muri di sostegno, era perfetto per accogliere una collezione di rose, che oggi si può visitare e che conta circa 350 specie di cui alcune risalgono al 1500. Nel 1998 nella parte più bassa è stato creato dall’architetto giapponese Yasuo Kitayama un grazioso giardino giapponese “Shorai-teien” donato a Firenze dalla città di Kyoto e dal Tempio Zen “Kodai-Ji”.

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Il fascino del giardino è proprio l’essere poco frequentato nonostante si trovi a due passi dalle più note rotte turistiche, molti infatti si fermano al Piazzale giusto il tempo di scattare un selfie con lo sfondo della città. Qui la vista non aggiunge nulla di più, un taglio un po’ più alto dell’orizzonte appena sopra il filo dei tetti del quartiere San Niccolò. Quello che fa la differenza sono le rose, che da maggio fino a metà giugno, a seconda dei capricci della stagione, diventano le vere protagoniste, facendo da profumata cornice ai monumenti.
Potrete sdraiarvi sui prati e godervi i profumi e i colori delle rose senza perdere di vista il Cupolone e Palazzo Vecchio. Vi consiglio, tuttavia, di affrettarvi a fare conoscenza con questo giardino, infatti anche qui tutto cambia rapidamento.

I cambiamenti

Folon: "Partir"

Folon: “Partir”

Un tempo era aperto al pubblico solo in primavera per la durata della fioritura, ora l’ingresso è libero per tutto l’anno, questa decisione è stata presa da quando sono state collocate permanentemente le sculture di Folon. A mio parere l’istallazione è decisamente fuori luogo, le sculture non si accordano per niente con l’atmosfera del giardino. Questa scelta è stata accolta giustamente da polemiche e il critico d’arte Francesco Bonami, membro della commissione delle donazioni, si era opposto alla collocazione delle statue. L’assessore Saccardi a tirato dritto dichiarando: “penso che le sue sculture fra le aiuole ci aiuteranno a far conoscere questo spazio”.
Non mi emoziona sedermi sulla panchina accanto ad un omino trasognato (Je me souviens) o vedere Firenze attraverso una valigia (partir). Credo che non tutto debba essere conosciuto, senza il gusto della scoperta i luoghi come questi perdono il loro facsino.
A conferma delle politiche commerciali che non risparmiano i luoghi d’arte, leggo con orrore che il giardino si può affittare per un matrimonio, costo tra i 1500 e i 3000 euro (prezzi del 2014). Comunque il giardino vi aspetta, godete della sua semplice bellezza e se siete bravi conserverete nel ricordo le sensazioni intense che vi darà.

Quel che non sai. Figlia e madre insieme nella sofferenza psichica

soleLuciana Coèn è infermiera, nella vita ha sperimentato la sofferenza e la malattia non solo per la professione che ha scelto, ma anche su sè stessa. E’ autrice di due libri dove racconta le sue esperienze usando un linguaggio diretto, semplice e intenso.

Nel 2008 ha scritto “mani sul mio corpo, diario di una malata di cancro” una lucida narrazione del cambiamento che la malattia provoca sulla propria prospettiva esistenziale e della poca comprensione e umanità dimostrata da chi, nel sistema sanitario, doveva prendersi cura di lei e della sua salute.
Nel febbraio 2014 è uscito “Quel che non sai, figlia e madre insieme nella sofferenza psichica”, dove il tema centrale riguarda le scelte del fine vita, un dilemma che da anni suscita discussioni e pareri discordi. La sua esperienza però costituisce un caso nel caso, infatti ci racconta dell’impossibilità di dare risposta alle volontà di sua madre nella condizione di malattia mentale; Continua a leggere

All’onorata consorte Elisabetta Corsini

Luoghi per fermarsi a riflettere: il chiostro di San Lorenzo a Firenze.

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Sogni – Vittorio Matteo Corcos 1896

Capita d’imbattersi in luoghi che racchiudono un’atmosfera particolare, al riparo dal frettoloso e impersonale turismo globale.  A Firenze ce ne sono molti e sono quelli che le restituiscono il suo fascino. Può essere un porticato o una loggia, l’angolo di un vicolo o un muro a secco, un tabernacolo, un giardino, un interno di chiesa, quando lo incontri hai la sensazione che il tempo scorra diversamente, rappreso nell’aria, intrappolato nella materia.
Allora non puoi far altro che fermarti e lasciarti conquistare da questa esperienza.
Un giorno, in una delle mie fughe dalla pressante folla di turisti, sono entrato nel chiostro di San Lorenzo sulla sinistra della basilica. Continua a leggere

Michelangelo e il primato dell’intelletto

Una visita alla Cappella Sistina: Michelangelo e il primato dell’intelletto

Decido di partecipare ad una visita guidata alla Cappella Sistina organizzata in una pausa del convegno nazionale dell’associazione infermieristica di cui faccio parte. Il ricordo degli affreschi di Michelangelo era scolorito dal tempo, come di fatto era la grande opera quando la vidi da bambino; Il restauro del 1999 l’ha restituita ai suoi colori, anche se, come sostengono alcuni critici d’arte. Insieme al nero dell’inquinamento e del fumo delle candele sono state cancellate anche le pennellate di nero fumo date a secco da Michelangelo e con esse le sensuali volumetrie delle possenti figure (vedi: Restauro degli affreschi della Cappella Sistina).

Comincio la visita da una selezione dei musei Vaticani, dopo questa piacevole anticamera finalmente arriviamo alla Cappella Sistina, accedendo da una stretta scala attraversata in senso opposto da una corrente d’aria fredda. Continua a leggere